domenica 3 novembre 2013

Veniceland ? Se gestito bene, si grazie !

È di pochi giorni fa il progetto di " Veniceland " in Sacca San Biagio, naturalmente lo scatenarsi di no a Venezia è inevitabile. La gente è stanca delle invasioni barbariche che puniscono la città. Credo però che questo, se gestito bene, potrebbe essere un progetto pilota per una nuova progettazione sostenibile di investimenti in città . Se di investimento si tratta veramente, si tratta anche di persone che li vanno a lavorare.
 Ora si potrebbero progettare intanto nuovi e innovativi mezzi di trasporto autosostenibili per portare le persone nel luogo , poi   dei nuovi modi di lavoro ( penso a telelavoro, partime, orari sostenibili per le mamme che ci lavorano),  modalità che centrino le esigenze delle persone.  Penso ad un nido nel parco, ma che possa essere usato anche da chi abita lì vicino ed anche a tutta una serie di servizi che possano dare una qualità di vita migliore con chi abita lì vicino.
Dal punto di vista tematico penso all'acqua,  a dei laboratori didattici per i bambini e sperimentali degli adulti, ad una sorta di parco dove la conoscenza  della cultura della laguna sia divertente , ma allo stesso tempo lasci un segno nelle menti delle persone e faccia capire loro quanto la nostra città sia fragile e quindi debba essere amata e rispettata.
Ecco il nuovo modo di fare impresa in città dovrebbe avere queste modalità:perseguire il guadagno certo , ma dare  dei vantaggi al territorio dove si investe, migliorando la qualità di vita degli abitanti  dal punto di vista economico, sociale e culturale.
Abbiamo visto che cosa ha portato la finanza dello "spremiagrumi "alla nostra città , sarebbe importante dare un bel segno di cambiamento che sia sostanziale e non solo elettorale .

martedì 22 ottobre 2013

Un bel discorso di Papa Francesco

All’Angelus domenicale Papa Francesco ha rivolto un pensiero riconoscente alle «tante donne che lottano per la loro famiglia, che pregano, che non si affaticano mai»: donne che «col loro atteggiamento ci danno una vera testimonianza di fede, di coraggio, un modello di preghiera». Ma ecco il testo completo della sua breve riflessione ispirata alla parabola evangelica della vedova insistente e del giudice disonesto: “Cari fratelli e sorelle, nel Vangelo di oggi Gesù racconta una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi. La protagonista è una vedova che, a forza di supplicare un giudice disonesto, riesce a farsi fare giustizia da lui. E Gesù conclude: se la vedova è riuscita a convincere quel giudice, volete che Dio non ascolti noi, se lo preghiamo con insistenza? L’espressione di Gesù è molto forte: «E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?». “Gridare giorno e notte” verso Dio! Ci colpisce questa immagine della preghiera. Ma chiediamoci: perché Dio vuole questo? Lui non conosce già le nostre necessità? Che senso ha “insistere” con Dio? Questa è una buona domanda, che ci fa approfondire un aspetto molto importante della fede: Dio ci invita a pregare con insistenza non perché non sa di che cosa abbiamo bisogno, o perché non ci ascolta. Al contrario, Lui ascolta sempre e conosce tutto di noi, con amore. Nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà, nella lotta contro il male fuori e dentro di noi, il Signore non è lontano, è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra arma è proprio la preghiera, che ci fa sentire la sua presenza accanto a noi, la sua misericordia, anche il suo aiuto. Ma la lotta contro il male è dura e lunga, richiede pazienza e resistenza - come Mosè, che doveva tenere le braccia alzate per far vincere il suo popolo. È così: c’è una lotta da portare avanti ogni giorno; ma Dio è il nostro alleato, la fede in Lui è la nostra forza, e la preghiera è l’espressione di questa fede. Perciò Gesù ci assicura la vittoria, ma alla fine si domanda: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Se si spegne la fede, si spegne la preghiera, e noi camminiamo nel buio, ci smarriamo nel cammino della vita. Impariamo dunque dalla vedova del Vangelo a pregare sempre, senza stancarci. Era brava questa vedova! Sapeva lottare per i suoi figli! E penso a tante donne che lottano per la loro famiglia, che pregano, che non si affaticano mai. Un ricordo oggi, tutti noi, a queste donne che col loro atteggiamento ci danno una vera testimonianza di fede, di coraggio, un modello di preghiera. Un ricordo a loro! Pregare sempre, ma non per convincere il Signore a forza di parole! Lui sa meglio di noi di che cosa abbiamo bisogno! Piuttosto la preghiera perseverante è espressione della fede in un Dio che ci chiama a combattere con Lui, ogni giorno, ogni momento, per vincere il male con il bene”.

mercoledì 16 ottobre 2013

A Venezia chiedo : si può vivere solo di turismo?

 

IL GAZZETTINO

Pag 1, 24 “A Venezia chiedo: si può vivere soltanto di turismo?” di Paolo Navarro Dina

L’uomo e la fede come amica, la centralità della famiglia, il Veneto e il destino della sua “capitale”: le riflessioni del Patriarca Moraglia

 

Nuovi discepoli per un nuovo Vangelo tra la gente. E sopra a tutto: la fede in un mondo in evoluzione. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia rilancia la riflessione. Da pochi giorni è in libreria il suo libro "Una fede amica dell’uomo" (Cantagalli Editore, 8 euro). Monsignor Moraglia ha accettato di rispondere ad alcune domande del Gazzettino.

Eccellenza, nell'introduzione al suo libro, citando le parole di Papa Francesco, si dice che la Chiesa è chiamata ad andare incontro al mondo, con profondo sguardo di fede e con condiscendenza e simpatia di fronte alle tante ferite degli uomini

«Parlando di una "fede amica dell’uomo" ho voluto ricordare che è proprio della fede cristiana porsi in profonda sintonia con Dio che cerca l’uomo nella concretezza della storia. A mio avviso è necessario ripartire dalla società, considerata come anima dello Stato. Mi riferisco qui ad un rinnovato impegno di animazione e "cultura sociale" che, soprattutto nel nostro Veneto, può trovare un terreno fertile. La recente esperienza della 47^ Settimana sociale di Torino: ci ha aiutato a cogliere come la famiglia sia elemento forte e realistico per la vita delle persone e della società; se la famiglia è debole, ci ritroveremo persone più fragili, una società e uno Stato più deboli».

Citiamo:"La città è luogo di crescita e di progresso, ma pure di un possibile allontanamento da Dio. La città è anche luogo di peccato e lontananza da Dio". E Venezia?

«A volte, guardando il costante flusso turistico che attraversa la città d’acqua, mi chiedo fino a che punto questa parte di Venezia possa percepire fino in fondo la situazione di crisi che in tante zone di quello che era detto il “ricco Veneto” si avverte in modo evidente. So, però, che pure qui si avvertono problemi non di poco conto e lo sanno bene gli operatori del settore. E ci si chiede: si può vivere, alla fine, solo di turismo? E, se fosse così, non si rischia di pagare lo scotto, pesante, di una città sistematicamente espropriata del suo vivere quotidiano? Nei prossimi mesi mi accingerò a svolgere una visita alle parrocchie del centro storico di Venezia. Attribuisco grande importanza a questi incontri diretti con i sacerdoti e i fedeli».

L'evoluzione del concetto di famiglia in una società in cambiamento. Venezia è stata coinvolta in questo dibattito...

«Mi ha colpito molto quanto Papa Francesco ha scritto ai cattolici italiani: per i cristiani “la famiglia è ben più che tema, è vita, tessuto quotidiano, cammino di generazioni che si trasmettono la fede insieme con l’amore e i valori morali fondamentali, solidarietà concreta”. E tutto questo è “per il maggior bene comune”. Per questo consideriamo la famiglia una priorità, secondo una concezione che viene non solo dalla fede ma anche da testi sulla cui laicità non si può dubitare, come la Costituzione italiana e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. La famiglia, così intesa, non riguarda solo le aspirazioni e le esigenze individuali dei membri che la costituiscono; tocca, piuttosto, le aspettative della comunità perché risponde ad un interesse generale ed ha, quindi, una rilevanza unica nei confronti della società e dello Stato. Non è una delle tante possibili "compagnie" e promuovere la famiglia non intende mai andare contro qualcuno o discriminare in alcun modo nessuno».

È possibile ipotizzare la rifondazione di un "patto" partendo dalla dottrina sociale della Chiesa?

«Ogni ambito ha un suo contenuto ben determinato ma il loro appoggiarsi uno all’altro non è casuale poiché, alla fine, si tratta di riconoscere e promuovere la centralità dell’uomo. Nel testo che ho scritto per tali occasioni segnalo la necessità di una nuova “rivoluzione copernicana”: un passaggio fondamentale è che le diverse istituzioni civili e lo Stato riconoscano la priorità della famiglia nei confronti di ogni altra comunità e della stessa realtà statale. La prospettiva familiare è culturalmente e politicamente da valorizzare, anche per un reale riconoscimento della centralità della persona. Il rapporto costruttivo da realizzare tra vita, lavoro e famiglia da una parte e società e Stato dall’altra inizia da qui, dalla famiglia come soggetto dotato di specificità e priorità sociale».

giovedì 5 settembre 2013

Il valore del digiuno per la pace

Pag 11 Astenersi dal cibo, un modello universale. Distacco dalle cose, quindi dalla violenza di Gian Guido Vecchi

Il cardinale Ravasi: dal Kippur a Gesù al Ramadan, un senso non soltanto religioso

 

Città del Vaticano - «Guardi, c’è un’immagine suggestiva anche nella Grecia classica. Socrate frequentava l’agorà di Atene, passeggiava per il mercato, ascoltava le chiacchiere in piazza e osservava le merci, i beni materiali. Ai discepoli che gli chiedevano perché lo facesse rispose: “Perché così scopro tutte le cose di cui non ho bisogno”». Il cardinale Gianfranco Ravasi sorride, «non che c’entri direttamente col digiuno, però...», però il senso alla fine è lo stesso, almeno a un primo livello. Non è strano che papa Francesco abbia indetto per sabato una giornata «di digiuno e preghiera» per la pace, invitando ad «unirsi, nel modo che riterranno più opportuno» anche i cristiani non cattolici, i fedeli di altre religioni e pure «quei fratelli e sorelle» che non credono. «Il digiuno, anzitutto, è uno dei grandi archetipi universali. Non si tratta solo di astenersi dal cibo, non è una dieta. Il digiunare esprime un elemento simbolico attraverso la componente fondamentale con la quale comunichiamo, il corpo. Il nostro corpo è il grande segnale attraverso il quale mandiamo messaggi, esprimiamo sentimenti, mostriamo anche capacità di trascendenza e mistero...». Lo stesso Gesù, nel Discorso della montagna, parla con sarcasmo degli «ipocriti» che assumono «un’aria malinconica» e «si sfigurano la faccia» per mostrare che digiunano. «Il digiuno significa entrare nell’essenzialità, spogliandoci di tutte le sovrastrutture. Per questo nella tradizione è spesso accompagnato dal silenzio, da pratiche simboliche esteriori come ritirarsi nel deserto che a sua volta è una metafora del digiuno: le necessità ridotte all’essenziale, alla sopravvivenza». In questo senso ha un valore «squisitamente antropologico e come tale universale». Un primo segno di distacco dalle cose concrete, quindi anche dalla violenza del mondo. «Far cadere le spoglie inutili», soprattutto oggi: «L’ingordigia consumistica che sa di morte, come ne “La grande abbuffata” di Marco Ferreri», considera il «ministro» della Cultura vaticano. Ma questo è solo l’inizio. Il digiuno «apre a dimensioni di tipo religioso o più generalmente spirituale». La prima, «che troviamo anche nel Ramadan islamico», collega il digiuno a una dimensione sociale, alla generosità e alla carità: «Nel libro di Isaia, al capitolo 58, il profeta elenca ciò che il Signore vuole, il digiuno a lui gradito: “Sciogliere le catene inique, togliere i legami dal giogo, rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, i senza tetto, vestire uno che vedi nudo, non distogliere gli occhi da quelli della tua carne”». Un elemento «che diventerà fondamentale nel cristianesimo, anche se poi la pratica si perderà un po’, fino ad essere considerata autoafflittiva». La seconda dimensione «diverrà fondamentale nell’ascetica cristiana ma già la vediamo nell’immagine di Gesù nel deserto: il digiuno della mente, l’astensione da ogni forma di superficialità, dai rumori, dalle distrazioni. Una catarsi interiore, spirituale, culturale». Di qui si arriva al terzo elemento del digiuno: «È la trascendenza. Dopo aver operato la carità e cancellato le cose inutili e la chiacchiera, sei solo con la tua coscienza. Attraverso l’essenzialità del digiuno si cerca tutto ciò che è divino, mistero, trascendenza. È ciò che dice Gesù: “Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete...”. Il digiuno dell’anima crea il vuoto: per fare entrare il divino». E per i non credenti? «Si fa spazio alle grandi domande: come essere uomini di pace, di giustizia». Ma il digiuno è rivolto agli uomini o a Dio? «Certo il punto di partenza è antropologico, ha a che fare con la libertà e la coscienza dell’uomo. Ma l’ultima dimensione che dicevo è quella in cui uno incontra Dio e la Sua volontà. Fai il vuoto per lasciare entrare Dio. Qui il digiuno si connette alla preghiera. Nella tradizione biblica c’è un altro elemento importante, che vediamo nel Kippur ebraico ma non solo: l’espiazione del peccato. Il digiuno come modo di implorare la liberazione dal male. Ed è qui che deve intervenire Dio: tu prepari il terreno all’irruzione del divino. Nel non credente, alla tensione verso l’oltre». C’è chi dice: non fermerà la guerra, non è utile. Il grande biblista scuote il capo: «Il digiuno corale di milioni di persone ha un significato anche politico, nel senso alto del termine. Magari i politici decideranno altrimenti, ma non potranno ignorare il desiderio corale di pace che si esprime nel mondo. Per un cristiano, in particolare, si tratta anche di vivere la storia in maniera più autentica, di incidere nella tua coscienza e nell’azione del mondo». In che senso, eminenza? «Nel Vangelo Gesù dice quello è un momento di gioia, ma “verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno”. Il lungo peregrinare nella storia esige questa sobrietà, questa vigilanza. Essere attenti ai segni dei tempi, specie in momenti come questi, nei quali sembra che Dio sia assente e che gli uomini impazziscano. Non una dieta, ma come un colpo di staffile. È il tempo della storia. Il momento della prova».

martedì 3 settembre 2013

Genitore 1 , genitore 2 in comune di Venezia

Mi occupo di pari opportunità da un po' di tempo e ogni volta penso all'articolo 3 della nostra costituzione , mi chiedo cosa significhi una delega ai " Diritti Civili"( di chi?)  , presuppone che il nostro comune abbia delle difficoltà in merito a questo argomento? Mi chiedo anche quale sia il metodo che la nostra amministrazione usi nel considerare per esempio le donne , i bambini e gli anziani  . 
Esistono delle consulte peraltro a costo praticamente 0,  penso a quella delle cittadine , esiste una delega ai diritti delle donne, diritti dei bambini o degli anziani, che questi argomenti siano meno importanti? 
Mi chiedo inoltre sarà un diritto delle donne che lavorano avere degli asili nido e delle scuole materne nel quartiere dove abitano? E come mai non si sono trovate le risorse per evitare la chiusura della scuola materna delle suore Canossiane di Cannaregio ? È come mai non ci sono i soldi per attrezzare uno spazio esterno ad Altobello per i bimbi dello spazio cuccioli ? 
Faccio notare che questo comune non ha una commissione pari opportunità , cosa che peraltro la regione Veneto tenta di promuovere in tutti i comuni con uno stanziamento di risorse ad oc , che facciamo le pari opportunità sono meno importanti dei diritti civili? 
Non voglio neanche entrare nella querelle Seibezzi , penso alle risorse per cambiare la modulistica , dove li troviamo i soldi , se per togliere le scritte dei Writers  dal ponte  di rialto abbiamo dovuto aspettare uno sponsor? 
Non ultimo chiedo alla consigliera Seibezzi che ha la fortuna di questa delega , che sia un diritto civile anche la gestione equa  delle risorse di questa amministrazione in maniera che si possa abbassare la pressione fiscale e penso alla svendita delle azioni Save e Casinò