martedì 2 luglio 2013

Una grande occasione persa : Palais Lumière

Alla luce delle ultime nefaste notizie riguardo al Palais Lumière  mi chiedo veramente chi verrà ad investire in città , l'immagine a livello internazionale  con la quale la nostra Venezia esce, è pessima! Qui non si tratta di destra o sinistra, di guelfi o ghibellini , si tratta di una visione a lungo termine per il nostro territorio .Quale è la visione di chi ora ci amministra ? Non ci è chiaro.
Mi chiedo se non fosse stato possibile  che per un investimento economico così importante che prevedeva anche un rilancio di Marghera,  non fosse stato il caso che tutti gli attori coinvolti in questa partita si attivassero per una conclusione positiva della questione.
Un investimento che proponeva una sostenibilità per il territorio, una uscita dalla cultura monoturistica imperante, un rilancio di un territorio abbandonato e tanti posti di lavoro in un momento economico così delicato.
Certo che un investimento di queste proporzioni richiedeva regole certe e tempi certi dal punto di vista delle autorizzazioni amministrative e burocratiche , c'é stato? Chi investe si fa dei conti e vuole dei ritorni, se no è un benefattore od un mecenate. 
Il nostro territorio da quanto tempo non vede investitori stranieri pronti a imprendere a Venezia? 
Abbiamo un territorio che potrebbe essere vetrina mondiale, che si presta e sperimentazioni le più ardite e creative, penso ad una coniugazione ambiente e lavoro , per esempio, perchè non favorire imprenditori coraggiosi con leggi locali ad hoc?
Credo che le ideologie e le clientele  di cui ormai è incrostato il nostro territorio , se vogliamo che Venezia non resti un paese per vecchi, debbano essere spazzate via da un vento nuovo di buon senso e coraggio . Perchè non creare una lobby trasversale per il ritorno di investitori  in questa città? 
Ecco ormai delle parole e di azioni tappabuchi per salvare il bilancio e le sedie di chi ci governa direi siamo stanchi , le tasche e le pance sono vuote o meglio di alcuni sono molto piene e di altri molto vuote . 
Veda questa amministrazione di darsi una linea , una visione e per favore ce la spieghi .

 

venerdì 21 giugno 2013

Tanto lavoro ancora da fare per la 194

La recente discussione del consiglio comunale sulla legge 194 direi che ha portato alla luce come siamo ancora molto lontani dalla svolta culturale che servirebbe nel nostro paese per una vera ottica di pari opportunità . 
Il lavoro da fare nel nostro territorio è veramente moltissimo. Si dovrebbero implementare i consultori, la scuola dovrebbe farsi carico di corsi di educazione affettiva e sessuale per genitori e figli e dovrebbe essere implementata una cultura di prevenzione a tutti i livelli . Il lavoro da fare dovrebbe essere capillare e sistematico proprio per raggiungere tutti uomini e donne anche migranti , che provengono da paesi dove la cultura del rispetto della vita e per la dignità della persona a volte sembra essere approssimativa.
Oggi però è un grande giorno , il nostro parlamento ha ratificato il trattato di Istambul , che ormai dovrebbe essere legge dello stato, io spero veramente che il nostro comune , ma anche la nostra regione , ne recepiscano le norme e si attivino al più presto per modificare i loro statuti in questo senso .
L'Iter burocratico non è complicato ed il segno che ne uscirebbe sarebbe di grande civiltà per noi , ma anche per i nostri figli e le nostre figlie 
Potrebbe essere il segno che a Venezia la nostra amministrazione non pensa alla dignità delle donne o dei più deboli solo a parole , ma anche con azioni concrete . Venezia capitale della cultura del rispetto di ogni persona umana che va difesa e tutelata nella sua dignità e nei suoi bisogni.   
Anna Brondino 

martedì 18 giugno 2013

Sulla legge 194

La recente inopportuna irruzione del Consiglio Comunale nella delicata questione dell’obiezione di coscienza impone a nostro avviso una seria riflessione ed una ricognizione sullo stato della tutela dei diritti della donna sanciti dalla legge 194. L’art. 1 stabilisce: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”:
Noi non siamo per l'aborto, che resta un problema legato inevitabilmente alla coscienza di ciascuna, ma  per la tutela  e la garanzia di diritti sanciti da una legge dello Stato.
Ogni donna che si appresta ad un scelta travagliata e dolorosa ha prima di tutto il diritto alla consapevolezza  e ad una adeguata assistenza medica e psicologica.
L’obiezione del medico è un diritto così come lo è quello della donna di ottenere un servizio di assistenza e di trattamento medico così come previsto dalla legge.
Se da un lato la legge ammette l'obiezione di coscienza , dall'altro , pur con strumenti come la mobilità (ovviamente calendarizzate adeguatamente) ha l'obbligo di garantire il servizio alle donne che lo richiedano e questo nella discussione in corso ci pare fondamentale.
Del resto i dati sulle percentuali dei medici obiettori presenti nelle strutture pubbliche fotografano una situazione  non già di difficoltà  nelle tutele su questo fronte quanto invece dell’impossibilità in molti casi di garantire il diritto alla scelta ed alla maternità consapevole da parte di molte donne.
Se è vero che il tema esula dalle competenze delle Amministrazioni locali è anche importante che dalle stesse e dalla conferenza dei Sindaci  arrivino segnali e  stimoli verso un coordinamento più attento dei consultori  e delle altre strutture preposte al sostegno e all’assistenza delle donne per una applicazione più puntuale della 194 e davvero sorprende che l’Amministrazione Veneziana, che sul tema dei diritti della persona ha fatto in più occasioni la propria bandiera, abbia affrontato con superficialità un tema così delicato e sensibile, si applichi con risorse e idee concrete per tutelare tutti i cittadini e le cittadine che in momenti di difficoltà si aspettano un aiuto .
Il risultato non può che essere un sentimento di disagio nei confronti di una istituzione che sempre meno ci rappresenta 

Il Papa Francesco sulla vita

Messa di Papa Francesco per la giornata dell’«Evangelium vitae»

 

«Spesso l’uomo non sceglie la vita» perché si lascia guidare «dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro». E questo alimenta l’illusione di poter costruire la città dell’uomo senza Dio. I cristiani invece devono ricordare sempre che «il Signore è il vivente, è misericordioso». Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della messa per la giornata dell’Evangeliumvitae presieduta domenica mattina, 16 giugno, in piazza San Pietro.

 

Cari fratelli e sorelle, questa celebrazione ha un nome molto bello: il Vangelo della Vita. Con questa Eucaristia, nell’Anno della fede, vogliamo ringraziare il Signore per il dono della vita, in tutte le sue manifestazioni; e nello stesso tempo vogliamo annunciare il Vangelo della Vita. Partendo dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato vorrei proporvi tre semplici spunti di meditazione per la nostra fede: anzitutto, la Bibbia ci rivela il Dio Vivente, il Dio che è Vita e fonte della vita; in secondo luogo, Gesù Cristo dona la vita, e lo Spirito Santo ci mantiene nella vita; terzo, seguire la via di Dio conduce alla vita, mentre seguire gli idoli conduce alla morte. La prima Lettura, tratta dal Secondo Libro di Samuele, ci parla di vita e di morte. Il re Davide vuole nascondere l’adulterio commesso con la moglie di Uria l’Hittita, un soldato del suo esercito, e per fare questo ordina di collocare Uria in prima linea perché sia ucciso in battaglia. La Bibbia ci mostra il dramma umano in tutta la sua realtà, il bene e il male, le passioni, il peccato e le sue conseguenze. Quando l’uomo vuole affermare se stesso, chiudendosi nel proprio egoismo e mettendosi al posto di Dio, finisce per seminare morte. L’adulterio del re Davide ne è un esempio. E l’egoismo porta alla menzogna, con cui si cerca di ingannare se stessi e il prossimo. Ma Dio non si può ingannare, e abbiamo ascoltato come il profeta dice a Davide: tu hai fatto ciò che è male agli occhi di Dio (cfr. 2 Sam 12, 9). Il re viene messo di fronte alle sue opere di morte - davvero quello che ha fatto è un’opera di morte, non di vita! -, comprende e chiede perdono: «Ho peccato contro il Signore!» (v. 13), e il Dio misericordioso che vuole la vita e sempre ci perdona, lo perdona, gli ridona vita; il profeta gli dice: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai». Che immagine abbiamo di Dio? Forse ci appare come un giudice severo, come qualcuno che limita la nostra libertà di vivere. Ma tutta la Scrittura ci ricorda che Dio è il Vivente, colui che dona la vita e che indica la via della vita piena. Penso all’inizio del Libro della Genesi: Dio plasma l’uomo con polvere del suolo, soffia nelle sue narici un alito di vita e l’uomo diviene un essere vivente (cfr. 2, 7). Dio è la fonte della vita; è grazie al suo soffio che l’uomo ha vita ed è il suo soffio che sostiene il cammino della sua esistenza terrena. Penso anche alla vocazione di Mosè, quando il Signore si presenta come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, come il Dio dei viventi; e inviando Mosè al faraone per liberare il suo popolo rivela il suo nome: “Io sono colui che sono”, il Dio che si rende presente nella storia, che libera dalla schiavitù, dalla morte, e porta vita al popolo perché è il Vivente. Penso anche al dono dei Dieci Comandamenti: una strada che Dio ci indica per un vita veramente libera, per una vita piena; non sono un inno al “no” - non devi fare questo, non devi fare questo, non devi fare questo... No! Sono un inno al “sì” a Dio, all’Amore, alla vita. Cari amici, la nostra vita è piena solo in Dio, perché solo Lui è il Vivente! Il brano del Vangelo di oggi ci fa fare un passo avanti. Gesù incontra una donna peccatrice durante un pranzo in casa di un fariseo, suscitando lo scandalo dei presenti: Gesù si lascia avvicinare da una peccatrice e addirittura le rimette i peccati, dicendo: «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco» (Lc 7, 47). Gesù è l’incarnazione del Dio Vivente, Colui che porta la vita, di fronte a tante opere di morte, di fronte al peccato, all’egoismo, alla chiusura in se stessi. Gesù accoglie, ama, solleva, incoraggia, perdona e dona nuovamente la forza di camminare, ridona vita. In tutto il Vangelo noi vediamo come Gesù con i gesti e le parole porta la vita di Dio che trasforma. È l’esperienza della donna che unge con profumo i piedi del Signore: si sente compresa, amata, e risponde con un gesto di amore, si lascia toccare dalla misericordia di Dio e ottiene il perdono, inizia una nuova vita. Dio, il Vivente, è misericordioso. Siete d’accordo? Diciamolo insieme: Dio, il Vivente, è misericordioso! Tutti: Dio, il Vivente, è misericordioso. Un’altra volta: Dio, il Vivente, è misericordioso! È stata questa anche l’esperienza dell’apostolo Paolo, come abbiamo ascoltato nella seconda Lettura: «Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2, 20). Qual è questa vita? È la vita stessa di Dio. E chi ci introduce in questa vita? È lo Spirito Santo, dono del Cristo Risorto. È Lui che ci introduce nella vita divina come veri figli di Dio, come figli nel Figlio Unigenito, Gesù Cristo. Siamo aperti noi allo Spirito Santo? Ci lasciamo guidare da Lui? Il cristiano è un uomo spirituale, e questo non significa che sia una persona che vive “nelle nuvole”, fuori della realtà, come se fosse un fantasma. No! Il cristiano è una persona che pensa e agisce nella vita quotidiana secondo Dio, una persona che lascia che la sua vita sia animata, nutrita dallo Spirito Santo perché sia piena, da veri figli. E questo significa realismo e fecondità. Chi si lascia condurre dallo Spirito Santo è realista, sa misurare e valutare la realtà, ed è anche fecondo: la sua vita genera vita attorno a sé. Dio è il Vivente, è il Misericordioso. Gesù ci porta la vita di Dio, lo Spirito Santo ci introduce e ci mantiene nella relazione vitale di veri figli di Dio. Ma spesso - lo sappiamo per esperienza - l’uomo non sceglie la vita, non accoglie il “Vangelo della vita”, ma si lascia guidare da ideologie e logiche che mettono ostacoli alla vita, che non la rispettano, perché sono dettate dall’egoismo, dall’interesse, dal profitto, dal potere, dal piacere e non sono dettate dall’amore, dalla ricerca del bene dell’altro. È la costante illusione di voler costruire la città dell’uomo senza Dio, senza la vita e l’amore di Dio - una nuova Torre di Babele; è il pensare che il rifiuto di Dio, del Messaggio di Cristo, del Vangelo della Vita, porti alla libertà, alla piena realizzazione dell’uomo. Il risultato è che al Dio Vivente vengono sostituiti idoli umani e passeggeri, che offrono l’ebbrezza di un momento di libertà, ma che alla fine sono portatori di nuove schiavitù e di morte. La saggezza del Salmista dice: «I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi» (Sal 19, 9). Ricordiamolo sempre: il Signore è il Vivente, è misericordioso. Il Signore è il Vivente, è misericordioso. Cari fratelli e sorelle, guardiamo a Dio come al Dio della vita, guardiamo alla sua legge, al messaggio del Vangelo come a una via di libertà e di vita. Il Dio Vivente ci fa liberi! Diciamo sì all’amore e no all’egoismo, diciamo sì alla vita e no alla morte, diciamo sì alla libertà e no alla schiavitù dei tanti idoli del nostro tempo; in una parola diciamo sì a Dio, che è amore, vita e libertà, e mai delude (cfr. 1 Gv 4, 8; Gv 11, 25;Gv 8, 32), a Dio che il Vivente e il Misericordioso. Solo la fede nel Dio Vivente ci salva; nel Dio che in Gesù Cristo ci ha donato la sua vita con il dono dello Spirito Santo e fa vivere da veri figli di Dio con la sua misericordia. Questa fede ci rende liberi e felici. Chiediamo a Maria, Madre della Vita, che ci aiuti ad accogliere e testimoniare sempre il “Vangelo della Vita”. Così sia.

domenica 2 giugno 2013

Cosa penso sulla democrazia partecipativa

"Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale."
 Cito l'articolo 49 della nostra costituzione perché mi sembra che in due righe essa definisca, con sintesi e completezza, la questione della democrazia partecipata dai cittadini.
Credo di capire che la nostra sia un tipo di democrazia fiduciaria, dove la rappresentatività dei cittadini a cascata è agevolata sia dallo strumento partitico, sia dal voto .
Ormai tutte le amministrazioni , anche attraverso strumenti innovativi (open data), devono essere delle case di vetro dove chiunque possa accedere ad informazioni di qualsiasi tipo in maniera semplice ed immediata.  
Chi ci governa a Venezia, deve dotarsi veramente  di strumenti e di luoghi che permettano agli eletti di ascoltare le istanze del territorio, di elaborarle e di arrivare ad azioni di governo  che prevedano  e sanciscano il bene di tutta la comunità territoriale 
Il fiorire di comitati e associazioni in città ( dal Gruppo "Gabbiotto" in Facebook al "Si al Palais Lumiėre)  afferenti a questa o quella causa , non è un bel sintomo, dimostra infatti che i meccanismi di partecipazione attuali sono inadeguati , si sono inceppati o che alcune lobby  curano solo i loro interessi mascherandosi con istanze di democrazia partecipata.
Credo quindi sia necessario che :
Gli eletti lavorino in maniera anche trasversale,  efficace e tempestiva perché si recuperi il rapporto fiduciario che ci dovrebbe essere con gli elettori 
Gli eletti si dotino di capacità di ascolto , recepimento e elaborazione delle istanze degli elettori 
Gli eletti facciano della trasparenza la loro modalità di lavoro
Mi sento  quindi di esplicitare alcune istanze operative che potrebbero essere recepite dal nostro comune  visto che al momento si sta lavorando agli  gli strumenti di democrazia partecipativa.
Anche alla luce della nuova legge elettorale riguardanti gli enti locali che introduce la doppia presenza di genere  è veramente necessaria una seria e approfondita analisi sul ruolo delle municipalità  
Se si intende mantenere questo istituto, bisogna valorizzarne ed implementarne il ruolo.Possono essere veramente luogo dedicato di ascolto e di esercizio di partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini . Ad una attenta analisi oggi ci pare che siano state ridotte ad un mero stumento clientelare e burocratico le cui azioni non sono per niente tenute in considerazione .
Per quanto riguarda le numerose consulte presenti nella nostra amministrazione , credo vada fatta anche qui una seria ed attenta valutazione. A volte si ha veramente l'impressione che il loro lavoro non venga minimamente tenuto in considerazione dagli assessori afferenti alle tematiche a cui esse lavorano.
Per il resto spero  che si agevolino veramente per sottrazione di normativa tutti gli altri strumenti come proposte di delibere popolari,referendum e petizioni.
Tutti i cittadini devono trovare spazi di espressione con modalità semplici e percorribili, il contributo di ogni singolo deve essere considerato una ricchezza per la comunità, fatto salvo il bene comune di essa
Anna Brondino     

domenica 5 maggio 2013

A proposito di testamento biologico


Testamento biologico:
un’occasione per un processo partecipato dalla cittadinanza.

1. Chiedere le buone ragioni della necessità e della tempestività di suscitare oggi in sede politica comunale un dibattito sul tema ambiguo e controverso del cosiddetto testamento biologico entra a pieno diritto nella stessa definizione di democrazia partecipativa: all’interno della quale non è dato l’esercizio delle pubbliche udienze che la costituiscono senza preventivamente conoscerne la collocazione motivazionale e i risultati attesi.
Ciò vuol dire: non dare come ineluttabile qualunque processo di democrazia partecipata, qualsiasi tema ne sia l’oggetto – opera pubblica o evento – per il solo fatto che i pubblici poteri l’hanno indetto, ma accreditare ai cittadini fruitori l’antecedente facoltà di capirlo e condividerlo.

2. Dal punto di vista metodologico, apparirebbe altresì determinante, nella fase di discussione preliminare attivata dal Comune di Venezia, un’esplorazione delle cause all’origine della questione nel suo complesso, più verosimili della semplice asserzione – che va per la maggiore – per la quale il tema del testamento biologico (anche nella forma soft di Dichiarazioni Anticipate di Trattamento) si fonda e si alimenta come soluzione filosofico-terapeutica a un dilemma proprio del fine-vita, che vede da un lato il paziente che vuole decidere oggi per il suo domani e dall’altro il medico che se da un lato deve rispondere alla propria coscienza e alla propria confessione scientifica, dall’altro non potrebbe prescindere dalla volontà del paziente in ordine alla conformazione e/o alla cessazione dei trattamenti terapeutici.

3. Il motivo occasionale che muove il Comune a lanciare un dibattito politico sul testamento biologico, hic et nunc, cioè nell’attuale contesto socio-culturale urbano, sfibrato dagli effetti della lunga crisi economico-istituzionale che attanaglia il Paese, e pertanto forse poco disponibile ad ospitare querelles di tipo astratto, potrebbe facilmente ascriversi alla volontà della Giunta veneziana di ripercorrere quelle prassi già sperimentate da altre amministrazioni comunali (come Torino, Firenze, Pisa, Genova, Bologna, Perugia, Udine) consistenti nell’inaugurare la raccolta auto-organizzata di testamenti biologici, che pur non potendo vantare una diretta efficacia giuridica, rappresentano, in assenza di una specifica disciplina normativa, atti unilaterali volti ad indirizzare la pubblica opinione

4. Prima di tentare un’esplorazione all’interno dell’universo delle probabili cause concrete e attuali che armano in modo più credibile la questione testamento biologico appare necessario un’ulteriore notazione di metodo.
Mai come in questo caso i destinatari dell’informazione nell’ambito dei processi di democrazia partecipativa divergono dai soggetti interessati: non sono infatti, in via paradossale, i malati terminali che dibattono e decidono in ordine alla conformazione e/o alla cessazione dei propri trattamenti terapeutici, ma sono solo soggetti sani che, prefigurandosi solo narrativamente in una condizione futura di malattia terminale (nella quale fortemente sperano di non cadere mai) decidono sulle modalità di prestabilire i fine-vita altrui: in tal senso la stessa validità ed efficacia dei dibattiti appare diminuita.

5. Sotto le valenze filosofiche ed ideologiche che formalmente esauriscono l’armatura del tema laico del testamento biologico, è possibile intravedere, anche alla luce di esperienze di paesi esteri, altre ragioni che a detta di alcuni rendono quanto mai necessaria una regolazione legislativa che sancisca la validità erga omnes di scelte individuali sul proprio fine-vita, auspicabilmente orientate e sapientemente indotte verso la soluzione eutanasica; tra le quali:

necessità di razionalizzazione e omologazione dei fine-vita, anche dal punto di vista economico-sociale: cioè non spendere più cifre esorbitanti per tenere in vita malati che hanno superato una certa età e sono comunque destinati a morire nel medio termine. E’ la soluzione a deriva eutanasica praticata in Olanda e in altri Stati del Nord Europa;

contingenze puramente economiche, come avviene attualmente in Grecia dove, per la crisi, si tende all’eliminazione dei trattamenti chemioterapici, in quanto quello Stato, suo malgrado, non riesce a pagare gli altissimi prezzi degli antiblastici alle società farmaceutiche estere;

forti interessi di trascinamento all’interno dello strumento testamento biologico redatto in forma giuridicamente cogente, anche della materia dell’anticipata destinazione degli organi, con i fasci di interessi economici connessi;

forti spinte a liberare dalla solitudine delle decisioni, e dai rischi assicurativi e penali, i medici e gli operatori sanitari che assistono ai fine-vita.

non da ultimo, l’interesse di attaccare la Chiesa Cattolica da laicisti convinti assertori dell’eutanasia o del suicidio assistito che mascherano sotto le categorie della dignità e/o della libertà in morte, suscitando divisioni e diversità di opinioni all’interno della Chiesa – e della coscienza dei cattolici –, secondo quel metodo assai efficace che consiste nel denunciarne la lentezza di mettersi in linea con i tempi, e gli imbarazzi di sostenere concetti come morte naturale, di ascendenza medievale, dichiarati ormai improponibili alla luce delle più recenti scoperte scientifiche. Corre il rischio che nell’entrare nell’argomento testamento biologico, usando i linguaggi e i paradigmi delle scienze, per mostrarsi all’altezza, esponenti della Chiesa Cattolica possano attestarsi su verità parziali, scivolando nella spirale degli interrogativi senza risposta, degli enunciati senza dimostrazione e delle aporie che ancora variamente animano la questione testamento biologico, in contraddizione con le disposizioni del Catechismo.

Alla luce di quanto esposto auspichiamo che l’iniziativa del Comune di Venezia si esprima attraverso il coinvolgimento della cittadinanza, attivando un dibattito politico plurale: sarà la qualità del dibattito e il tasso di interesse che la cittadinanza vorrà dimostrare a dare valore e sostanza all’iniziativa del Comune.
Si auspica quindi che un tale dibattito sia partecipato, veda contributi da parte di giuristi, medici, bioetici, associazioni di volontariato che assistono i malati terminali per riuscire a cogliere la dimensione antropologica e sociale della questione, evitando di vederne solo la dimensione individuale. Così come si auspica che il dibattito possa sottrarsi per quanto possibile a trattazioni ideologiche.


Piero Selle – Anna Brondino – Roberto Pace

Venezia, 21 marzo 2013

mercoledì 24 aprile 2013

A proposito di scuole materne a Venezia

Crediamo che la tutela e la valorizzazione di tutte le risorse umane di un territorio sia il dovere di ogni amministratore che abbia una visione di futuro del suo territorio .
Da troppo tempo la conciliazione dei tempi e della qualità di vita delle donne e quindi delle giovani famiglie di questa città sono sottovalutate in cambio di una cultura turistica imperante ed espulsiva nei confronti di tutti i Veneziani.
Il turismo è sicuramente una grandissima risorsa per il nostro territorio , ma deve permettere, attraverso una fiscalità equa ed una giusta redistribuzione delle risorse , a tutti gli abitanti una qualità di vita alta e sostenibile.
Il nostro comune ha veramente moltissime risorse, che però vengono disperse in mille rivoli clientelari che ostano veramente al criterio del buon padre di famiglia che quando la coperta si fa corta ottimizza e focalizza seriamente i centri di spesa.
È per questo che non riusciamo a capire come in questa città non si siano azzerate le liste d'attesa nelle scuole materne e negli asili nido , che in questo tempo di crisi dovrebbero essere un servizio fondamentale per le famiglie
I posti ci sono , perché non pensare di riformulare il criterio di pagamento delle rette in base ai modelli Isee. Chi ha di più paghi di più fino ad un massimo da decidere e permetta a chi ha di meno di poter frequentare la scuola lo stesso . Il criterio della proporzionalità dei costi dei servizi è sancito dalla nostra costituzione .Quindi ci pare importantissimo che questa amministrazione comunale si muova per garantire questo sevizio a tutte le famiglie veneziane. Le donne di questo territorio, che sulle spalle si trovano l'educazione delle giovani generazioni e la cura degli anziani , devono sapere che almeno per i figli c'è qualcuno di serio e competente che in un ambiente di qualità si occupa di loro mente lavorano .
Questi 70 bambini esclusi devono trovare, attraverso anche sinergie con altre istituzioni siano pubbliche o private , il posto dove essere educati e curati.l'amministrazione promuova azioni atte a favorire ciò con impegno massimo di energia e di risorse.
Anna Brondino
Manuel Tiffi